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ATP per assegno di assistenza invalido 74% - Prova dello stato di inoccupazione - inammissibilità domanda!

Last Update: 12/11/2020 11:25 AM
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11/14/2019 12:03 PM
 
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Buongiorno,
Chiedo la vostra opinione riguardo ad una vicenda incresciosa che mi è capitata ieri dinanzi al Tribunale di Castrovillari (CS).
A seguito di verbale Inps che riconosceva il mio cliente invalido civile con una percentuale pari al 36 %, proponevo ATP ai fini del riconoscimento di una percentuale uguale o superiore al 74 %, finalizzata all'erogazione in favore dello stesso dell'assegno mensile di assistenza.
Nella predisposizione del ricorso e dei relativi allegati, stavo ben attento a far emergere la sussistenza del requisito reddituale richiesto (ed a tal proposito allegavo, sia dichiarazione - autocertificazione a firma del cliente, sia certificazione rilasciata dall'AdE (a pagamento!)), attestante il mancato superamento della soglia limite imposta per il riconoscimento del beneficio economico.
Per ciò che concerne la prova dello stato di inoccupazione, occorre precisare che, la domanda amministrativa presentata dal mio assistito, era volta sia al riconoscimento dell'invalidità civile, sia ai fini del collocamento mirato. Infatti lo stesso a seguito della visita, riceveva 2 verbali, uno attestante il riconoscimento di una percentuale d'inv. civ. pari al 36 %, l'altro attestante la "non sussistenza dello stato invalidante utile ai fini del collocamento mirato".
Naturalmente ho allegato tutto, sia la domanda, sia il secondo verbale appena menzionato.
Ho avuto altresì cura di far emergere nel ricorso tutti tali fondamentali aspetti.
Ieri mattina, in udienza, il giudice, alla verifica dei requisiti socio - economici necessari ai fini della sussistenza dell'interesse ad agire, nulla opinava con riguardo ai redditi, ma con riferimento alla mancata iscrizione nelle liste speciali ex l. 68/99, nonostante le mie precisazioni, si impuntava fermamente sostenendo che il ricorso fosse inammissibile per la mancata iscrizione del mio cliente in tali liste.
A mio avviso tale linea adottata dal giudicante è assolutamente scorretta, poiché, a mio parere, la prova dello stato di inoccupazione è stata da me fornita e può desumersi, sia dai redditi percepiti nell'anno di riferimento (74,00 €), sia dalla domanda per il riconoscimento dello stato invalidante utile ai fini del collocamento mirato, chiaramente non riconosciuto poiché è richiesta per l'iscrizione una percentuale di almeno il 45 %.

(occorre precisare anche che, a mio avviso, dalla lettura della norma di riferimento, il giudice dovrebbe limitarsi all'accertamento del requisito sanitario in tale fase, essendo demandata ad una fase successiva la verifica dei requisiti socio - economici, ma tralasciamo quest'aspetto).

Non riuscendo a smuovere in nessun modo il giudice che non ha voluto sentire ragioni, sono riuscito ad ottenere un rinvio e ad evitare per il momento la dichiarazione di inammissibilità del ricorso.
Ma ora come posso muovermi dato che considero errata l'applicazione della legge posta in tali termini?

N.B. il mio cliente è esentato dalla condanna alle spese in caso di soccombenza, quindi nel caso in cui il giudice, alla prossima udienza non muti il proprio punto di vista, è mia intenzione impugnare l'eventuale provvedimento che dichiara l'inammissibilità del ricorso... ma non ho mai impugnato un provvedimento emesso a seguito di ATP, quale forma dovrei utilizzare? ricorso straordinario Cassazione? oppure dovrei incardinare un "duplicato" giudizio ordinario (ormai oltre il termine dei 6 mesi) e poi impugnare eventualmente in Appello la sentenza?

La questione appare contorta!!!
[Edited by Tyler_Durden 11/14/2019 12:10 PM]
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11/18/2019 12:42 PM
 
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Collega, io deposito sempre, onde evitare problemi analoghi a quelli in cui ti sei imbattuto, il certificato attestante lo stato di disoccupazione. Il mio suggerimento è di presentare un nuovo ricorso, allegando detto documento. Questo "rimedio" è esperibile ogni volta in cui l'atp sia dichiarato inammissibile o improcedibile. Tra le molte, Cassazione Civile, sez. Lavoro, Ordinanza n. 21985, 11-09-2018.
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Grazie per l'intervento avv. Rossi, colgo il tuo suggerimento, infatti ho già mandato il mio cliente a ritirare certificato di disoccupazione al centro per l'impiego... Dato che il mio ricorso per ATP, non è ancora stato dichiarato inammissibile penso di tentare la produzione di detta documentazione nella prossima udienza, unitamente a pile di sentenze volte a far cambiare orientamento al giudicante! Vedrò poi di adoperarmi con la presentazione di un nuovo ricorso (non voglio proprio perdere il diritto agli arretrati in modo così ingiusto) in caso di dichiarazione di inammissibilità... Come si dice "aspettati il meglio ma preparati al peggio"... ;-)
[Edited by Tyler_Durden 11/19/2019 12:30 PM]
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tranquillo, il termine dei sei mesi non rileva più ai fini della decadenza, dato che, comunque, il verbale è stato impugnato e la declaratoria di inammissibilità vale a impedire la decadenza. E' accaduto anche a me in un passato recente e neppure l'inps ha proposto eccezioni di decadenza, alla luce della giurisprudenza che mi sono preoccupata di citare in via preventiva. oltre alla cassazione a cui ho accennato, puoi vedere anche Trib. Milano n. 3370/2016; Tribunale di Milano, sez. Lavoro, n. 3370/2016;
Tribunale di Roma, sez. Lavoro, Ordinanza del 21.01.2015;Cass. civ. Sez. VI - Lavoro Ord., 07/11/2017, n. 26309;Cassazione civile, 24808/2005, Cassazione civile 1608/00, Giudice di Pace di Napoli, 10.11.2014, che enunciano il medesimo principio di diritto in tema di prescrizione, applicabile analogicamente all’ipotesi di decadenza: “deve riconoscersi alla domanda giudiziale l’effetto interruttivo protratto di cui all’art. 2945 c.c. anche nell’ipotesi in cui il giudizio si concluda con una sentenza che dichiari l’improponibilità della domanda”
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Re:

Tyler_Durden, 14/11/2019 12.03:

Buongiorno,
Chiedo la vostra opinione riguardo ad una vicenda incresciosa che mi è capitata ieri dinanzi al Tribunale di Castrovillari (CS).
A seguito di verbale Inps che riconosceva il mio cliente invalido civile con una percentuale pari al 36 %, proponevo ATP ai fini del riconoscimento di una percentuale uguale o superiore al 74 %, finalizzata all'erogazione in favore dello stesso dell'assegno mensile di assistenza.
Nella predisposizione del ricorso e dei relativi allegati, stavo ben attento a far emergere la sussistenza del requisito reddituale richiesto (ed a tal proposito allegavo, sia dichiarazione - autocertificazione a firma del cliente, sia certificazione rilasciata dall'AdE (a pagamento!)), attestante il mancato superamento della soglia limite imposta per il riconoscimento del beneficio economico.
Per ciò che concerne la prova dello stato di inoccupazione, occorre precisare che, la domanda amministrativa presentata dal mio assistito, era volta sia al riconoscimento dell'invalidità civile, sia ai fini del collocamento mirato. Infatti lo stesso a seguito della visita, riceveva 2 verbali, uno attestante il riconoscimento di una percentuale d'inv. civ. pari al 36 %, l'altro attestante la "non sussistenza dello stato invalidante utile ai fini del collocamento mirato".
Naturalmente ho allegato tutto, sia la domanda, sia il secondo verbale appena menzionato.
Ho avuto altresì cura di far emergere nel ricorso tutti tali fondamentali aspetti.
Ieri mattina, in udienza, il giudice, alla verifica dei requisiti socio - economici necessari ai fini della sussistenza dell'interesse ad agire, nulla opinava con riguardo ai redditi, ma con riferimento alla mancata iscrizione nelle liste speciali ex l. 68/99, nonostante le mie precisazioni, si impuntava fermamente sostenendo che il ricorso fosse inammissibile per la mancata iscrizione del mio cliente in tali liste.
A mio avviso tale linea adottata dal giudicante è assolutamente scorretta, poiché, a mio parere, la prova dello stato di inoccupazione è stata da me fornita e può desumersi, sia dai redditi percepiti nell'anno di riferimento (74,00 €), sia dalla domanda per il riconoscimento dello stato invalidante utile ai fini del collocamento mirato, chiaramente non riconosciuto poiché è richiesta per l'iscrizione una percentuale di almeno il 45 %.

(occorre precisare anche che, a mio avviso, dalla lettura della norma di riferimento, il giudice dovrebbe limitarsi all'accertamento del requisito sanitario in tale fase, essendo demandata ad una fase successiva la verifica dei requisiti socio - economici, ma tralasciamo quest'aspetto).

Non riuscendo a smuovere in nessun modo il giudice che non ha voluto sentire ragioni, sono riuscito ad ottenere un rinvio e ad evitare per il momento la dichiarazione di inammissibilità del ricorso.
Ma ora come posso muovermi dato che considero errata l'applicazione della legge posta in tali termini?

N.B. il mio cliente è esentato dalla condanna alle spese in caso di soccombenza, quindi nel caso in cui il giudice, alla prossima udienza non muti il proprio punto di vista, è mia intenzione impugnare l'eventuale provvedimento che dichiara l'inammissibilità del ricorso... ma non ho mai impugnato un provvedimento emesso a seguito di ATP, quale forma dovrei utilizzare? ricorso straordinario Cassazione? oppure dovrei incardinare un "duplicato" giudizio ordinario (ormai oltre il termine dei 6 mesi) e poi impugnare eventualmente in Appello la sentenza?

La questione appare contorta!!!

purtroppo lei si è imbattuto in un giudice ignorante.

la Cassazione ha riaffermato recentemente che la prova dell'inoccupazione necessaria a pecepire l'assegno mensile di assistenza può essere anche desunta da una certificazione reddituale che attesti la non percezione di redditi di lavoro (cfr. da ultimo ord. n. 21674 del 5 Settembre 2018)

del resto era già prassi amministrativa dello stesso INPS limitarsi a considerare il mancato superamento della soglia reddituale di legge al fine del riconoscimento dell'assegno assistenziale quale prova implicita del mancato svolgimento di attività lavorativa (cfr. Messaggio INPS n. 3043 del 06-02-2008)

io proverei ad insistere su questi tasti...


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12/13/2019 6:48 PM
 
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Grazie delle risposte a supporto delle mie convinzioni
Grazie mille ai colleghi intervenuti... dopo le feste, e prima dell'udienza andrò a parlare personalmente con il magistrato togato che impartisce ai vari Got le "linee guida" alle quali attenersi...
nel mentre mi farebbe estremamente piacere ascoltare anche il punto di vista, in merito alla questione, dello stimato avv. Buonomo...
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1/13/2020 11:31 AM
 
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Muro di gomma!!!

Ho disquisito con il magistrato sulla questione, con giurisprudenza alla mano, ma la risposta è stata "in questo Tribunale si disattente a tale giurisprudenza". Più determinato che mai ad insistere nel sostenere le pretese e le ragioni del mio assistito non intendo lasciar perdere l'azione. Come impugno il provvedimento che sicuramente dichiarerà l'inammissibilità del ricorso proposto? Pur avendo interrotto il termine di decadenza, non servirebbe riproporre la medesima azione poiché incontrerei nuovamente le stesse risposte, come posso procedere?


[Edited by Tyler_Durden 1/13/2020 11:31 AM]
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Re: Muro di gomma!!!

Tyler_Durden, 13/01/2020 11.31:


Ho disquisito con il magistrato sulla questione, con giurisprudenza alla mano, ma la risposta è stata "in questo Tribunale si disattente a tale giurisprudenza". Più determinato che mai ad insistere nel sostenere le pretese e le ragioni del mio assistito non intendo lasciar perdere l'azione. Come impugno il provvedimento che sicuramente dichiarerà l'inammissibilità del ricorso proposto? Pur avendo interrotto il termine di decadenza, non servirebbe riproporre la medesima azione poiché incontrerei nuovamente le stesse risposte, come posso procedere?




in caso di pronuncia di inammissibilità del ricorso per atpo, essendo stata in ogni caso soddisfatta (nonostante l'inammissibilità) la condizione di procedibilità prevista dall'art. 445 bis co. 2, si può tranquillamente procedere a radicare un giudizio ordinario ex art. 442 cpc


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12/11/2020 11:25 AM
 
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rossivalentina, 19/11/2019 12:33:

tranquillo, il termine dei sei mesi non rileva più ai fini della decadenza, dato che, comunque, il verbale è stato impugnato e la declaratoria di inammissibilità vale a impedire la decadenza. E' accaduto anche a me in un passato recente e neppure l'inps ha proposto eccezioni di decadenza, alla luce della giurisprudenza che mi sono preoccupata di citare in via preventiva. oltre alla cassazione a cui ho accennato, puoi vedere anche Trib. Milano n. 3370/2016; Tribunale di Milano, sez. Lavoro, n. 3370/2016;
Tribunale di Roma, sez. Lavoro, Ordinanza del 21.01.2015;Cass. civ. Sez. VI - Lavoro Ord., 07/11/2017, n. 26309;Cassazione civile, 24808/2005, Cassazione civile 1608/00, Giudice di Pace di Napoli, 10.11.2014, che enunciano il medesimo principio di diritto in tema di prescrizione, applicabile analogicamente all’ipotesi di decadenza: “deve riconoscersi alla domanda giudiziale l’effetto interruttivo protratto di cui all’art. 2945 c.c. anche nell’ipotesi in cui il giudizio si concluda con una sentenza che dichiari l’improponibilità della domanda”

anche la declaratoria di estinzione del giudizio vale a impedire la decadenza? o la nullità di tutte la attività giudiziarie conseguente l estinzione del procedimento non impedisce la decadenza?
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